3

Benito Jacovitti, tra fumetto e pubblicità.

Jacovitti il fumetto italiano

Oggi è San Giuseppe e si celebra la Festa del Papà, una ricorrenza che in questo marzo 2020 ricorderemo tutti per il clima surreale che stiamo vivendo, per la clausura forzata nelle nostre abitazioni a causa del rischio di contagio del Covid-19, che da un mese sta mettendo a dura prova il nostro Paese e la nostra salute (consentiteci di dire fisica e mentale).

Per rompere la monotonia, proviamo a strapparvi un sorriso ricordando in questa giornata particolare Benito Franco Giuseppe Jacovitti, uno dei nostri maggiori disegnatori di fumetti, nato il 19 marzo 1923 a Termoli.

Jacovitti, autore di personaggi e storie dalla caratteristica sintesi figurativa e linguistica, per il suo taglio illustrativo controcorrente, per le geniali trovate iconografiche ha fatto scuola e avrebbe meritato attenzioni e riconoscimenti maggiori durante la sua carriera di disegnatore (ci lasciò il 3 dicembre 1997).

I più anziani lo ricordano in modo nitido come uno dei principali disegnatori de Il Vittorioso, tanti per il Diario Vitt, per le strisce cariche di salumi e lische di pesce parlanti e, soprattutto per Coccobill, il pistolero che beve camomilla, apparso il 28 marzo 1957 su Il Giorno dei Ragazzi, ma Benito Jacovitti disegnò a partire dagli anni Trenta decine di characters che hanno fatto la storia del fumetto italiano: il Trio Pippo, Pertica e Palla, il criminale Zegar, poi Gionni Galassia, Tom Ficcanaso, Baby Tarallo, oltre a numerose illustrazioni per classici della letteratura come Pinocchio.

Jacovitti era un uomo che non scendeva a compromessi, una sorta di anarco-liberale che pagò nel corso della sua carriera di fumettista la totale lontananza dagli ambienti della contestazione di sinistra degli anni sessanta/settanta e un certo conformismo di quella sinistra vicina ai movimenti studenteschi che oggi definiremmo radical-chic.

Accusato di fascismo per alcuni fumetti pubblicati su Il Corriere dei Ragazzi e osteggiato dai lettori di Linus, fu costretto a concentrarsi prevalentemente sulle illustrazioni e sulle storie brevi come Zorry Kid.

Fu costretto a interrompere la collaborazione anche con l’ala più bacchettona dei cattolici de Il Giornalino dopo la pubblicazione del Kamasultra, un capolavoro di arte comica ed erotica dissacrante, provocatorio, ricco di riferimenti alti e bassi.

Leonardo Gori sostiene che “la sua più grande sfortuna è stata quella di essere nato tra noi. Se fosse nato in America, hanno detto in tanti, sarebbe diventato il rivale numero uno di Walt Disney”.

Quando disegnava i suoi fumetti, non usava sceneggiature e plot narrativi, al contrario i dialoghi e i disegni nascevano contemporaneamente; riusciva con naturalezza a comporre le sue tavole arricchendole man mano di particolari, di segni, di linee a pennino in cui improvvisazione e rigore compositivo si incrociano alla perfezione: piedi, dita, salami, vermi, ossa, pettini, lische, spuntano all’interno delle sequenze con piena forza iconica e narrativa.

Jacovitti è stato anche uno dei più prolifici “reinventori” della lingua italiana, sapeva lavorare sul pastiche linguistico senza mai avere la necessità di appesantirsi con citazioni colte, adottava la leggerezza per rivolgersi ai propri lettori con invenzioni fantastiche e dialettali, intrecciava con sapienza artigianale le parodie italiane del Far West di Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, con lo stile narrativo tipico del fumetto comico italiano degli anni Trenta.

Oggi Benito Jacovitti avrebbe compiuto 97 anni, noi di Garage abbiamo approfittato della Festa del Papà per ricordare uno dei maggiori maestri del fumetto italiano del Novecento, anche perché amava lavorare nel campo della pubblicità; dagli anni Cinquanta i suoi personaggi a fumetti fecero da testimonial per i gelati Eldorado con Cocco Bill coniando anche il claim El Gelato Revolusionario!, per i Caroselli della Rai, per la Facis con Pecor Bill, per l’Olio Teodora con Zorry Kid e ancora per i salami Fiorucci, per i formaggini Mio con il gatto Maramio, per la KitKat e per l’Enel.

Realizzò molti disegni per la Ferrero e per la Nestlé.

Rileggere oggi Jacovitti significa conoscere il recente passato dell’Italia, comprendere a fondo un autore fondamentale della storia del fumetto che non si è mai prestato a conformismi, alle mode contestatarie, agli aggiustamenti di comodo.

 

 

 

Alessandro Sottile
Latest posts by Alessandro Sottile (see all)

Comments 3

  1. Ancora una volta le mie parole scritte e prima pensatesu Jacovitti e la sua vita pubblica e quella segreta, appaiono non in ordine di battitura, in modo tale da dar l’impressione – poi, chissà forse è reale- che il sottoscritto sia un mezzo rimbambito che balbetta a caso cose senza capo e neppure coda.
    Alla fidata Balalaica che di nome fa Laika, dico che, sinceramente, se avrò le conoscenze del caso in merito a quanto mi sarà richiesto dalla sezione americana F.B.I Redazione Vitt e Dintorni, farò il possibile. Direi che comunque andrebbe definito l’argomento nei suoi limiti temporali e nella dimensione da dare al contesto, il suo approfondimento e in quali direzioni.
    Questo lo dico perché nei saggi già usciti su Jacovitti, di lunghezza variabile e dovuti ad autore singolo oppure ad un gruppo di autori come nel caso di Bellacci, Boschi, Gori e Sani ( Toscanacci, dall’acuto ingegno!) il contesto storico è sempre stato predominante con una scelta di dare importanza all’influenza avuta anche dal cinema ( pensate a Goffredo Fofi e ai suoi interventi jacovitteschi per l’editrice “Stampa Alternativa” e riviste o giornali vari e a volte correlati! ), naturalmente i fumetti e loro autori più conosciuti, contemporanei all’area storica e in alcuni casi alla letteratura d’evasione e non , con autori legati al mondo dell’Appendice fino a scrittori relativamente più vicini a noi, quali Calvino o ai classici Yambo, Luigi Motta e, alla lontana Salgari, Melville, Conrad e compagnia bella.
    Veramente un piano di studi e competenze interdisciplinari.
    Tralascio chi ha tirato in ballo la psicanalisi per spiegare certe supposte simbologie, e questo perché per me la psicoanalisi non è certo scienza, ma non di rado voluta ciarlataneria!! A Raymond che mi osserva cogitabondo tenendo fra le mani un albo della serie “Lampo” con avventure a fumetti di Arsenio Lupin disegnate nel 1946 – mi pare- da Ruggero Giovannini chiedo” Ma Zazie è poi cresciuta?? è poi riuscita ad entrare e viaggiare con il metro? Giovannini non è certo come Raymond Queneau, che ha fama di uomo taciturno, laconico, e tale si riconferma: “ Tomaso io Zazie l’ho conosciuta solo sullo schermo nel 1960”; Ruggero sorride accattivante volgendosi a lato per osservare Renata Gelardini che sta sferruzzando per preparargli calzettoni di lana: ha in simpatia Ruggero e non vuole che nelle fredde serate parigine si ammali prendendo freddo ai suoi piedoni ( calza abitualmente il 46!) “Ma caruccio” faccio io, in ascolto c’è pure Tiziana la Gitana, non vorrai deluderla??” Queneau pare ridestarsi e sospira detergendosi il sudore dall’ampia fronte bisbiglia:” Ti delego in toto” e se ne va! Che ci possiamo fare, potremmo chiederlo ad Italo Calvino che ora abita qui a Parigi in un quartiere anonimo del 14° arrondissement, in una via di comune aspetto e di difficile raggiungimento mimetizzata com’è com’é fra tante abitazioni dall’identico aspetto, “sua casa di campagna” come la definisce lui! Mah, Calvino è peggio di Raymond in fatto di lingua parlante, meglio soprassedere. Comunque, col passare del tempo, romanzo, film e alla fine con grande ritardo il fumetto si possono considerare “datati”, superati dall’evolversi del gusto comune??
    Si dice che i capolavori non invecchiano mai, anzi diventano dei classici che tutte le generazioni possono apprezzare.
    Faccio di tutte le erbe un fascio un poco dissonante: Jacovitti, Topor, Queneau, Craveri, Hergè , Disney classico e la sua officina, Barks, il regista Malè, e gli attori Philippe Noiret, Hubert Deschamps, Catherine Demongeot ( in arte Zazie), Antoine Roblot, Jacques Dufilho, Vittorio Caprioli.
    Titolo originale del romanzo e dell’omonimo film del quale ambiguamente vorrei parlare, dopo il silenzio planetario messo in atto in terra di Molière dal capo dell’Eliseo ( geloso del favore intellettuale che spesso mi concede la vetusta consorte) nei riguardi mio articolo “Zazie nel métro incontra Jacovitti”, sono stati superati, sta scivolando nel dimenticatoio??
    La folla oceanica che in attesa sotto al balcone del palazzo stile Liberty che ospita “l’Hotel de la carriere noir” di una stella rosicata, qui in “Place de la culotte” attende da ore la parola del grande Guro che incurante delle attese passa il tempo pregando, facendo le parole crociate, friggendo salcicce in padelline con la bomboletta a gas, leggendo fumetti. Mi avvicino a uno di loro, che fa parte della folla, che appunto sta leggendo un albo a fumetti e chiedo: ”Signore, ehi, Signore, che sta leggendo?? L’uomo alza gli occhi e sorridendo mi mostra la copertina dell’albo. Perbacco!!! si tratta dell’Almanacco estivo di Eureka del 1969 e la storia letta è di Jacovitti!!!
    Ma allora Jac non si è dissolto nel nulla, non è caduto nel dimenticatoio!!! Ha fatto bene Santi a scrivere la prima parte dell’articolo sui “Tre Pi” apparso su “Vitt & Dintorni” n° 41, che pur riferendosi al mese di Settembre 2019, è già uscito creando in questo torrido mese di Luglio un classico paradosso temporale! dimenticando solo di inserire una considerazione non del tutto vana: Jacovitti non di rado, sin dall’inizio, disegnava storie in contemporanea pressato, penso, dal suo desiderio di affrontare argomenti diversi prima che il tempo infierisse sulle sue capacità creative: l’ episodio della famiglia Spaccabue” pubblicato su “Intervallo” del 1945 ( firmato Jac 45 , ma forse iniziato nel mese di Dicembre del 1944 come prima storia dopo “Pinocchio”, poi proseguito per lungo tempo, tanto che la sua ultima parte, “Ghigno il Maligno” lascia intravedere con chiarezza l’evoluzione del suo stile che appare già diverso da storie come “Pippo e il dittatore” e il coevo “Pippo sulla Luna” disegnate in contemporanea o quasi, tanto che lo stile in ambedue le storie evolve contemporaneamente, visibilmente attraverso le loro tavole si intuisce che Il Nostro aveva parecchie storie che elaborava nello stesso tempo!!” Tutti gli ascoltatori di fronte a tale disquisizioni non reggendo alla noia, se la sono data a gambe rifugiandosi nella fermata della vicina metropolitana di Montparnasse, che “underground” di fatto diviene un inestricabile labirinto!!
    Mi allontano sollevato, non dovrò subire le loro rimostranze!!.
    Quella storia, quella che leggeva quel signore sull’Almanacco di Eureka in realtà risale al 1958/59 e apparve a puntate sul supplemento del martedì del “Giorno della Donna” a partire dall’estate del 58, quando io stavo svolgendo il servizio militare a Napoli, su al Vomero.
    Per una serie di ragioni se acquistavo il quotidiano “Il Giorno” con l’allegato, poi dovevo lasciarlo in camerata perché tutti potessero, se volevano, usufruirne.
    Capite che non era possibile collezionare l’inserto, che finiva in casa del maresciallo Gambardella che aveva moglie e figlie.
    Di questi allegati del martedì non ne ho molti: caduti per la Patria!!
    Va beh, tanto…… Ah, la storia in questione si intitola “La famiglia Spaccabue”ed è formata, in origine su “Il giorno della donna”, da due lunghe strisce che formano un mini episodio conclusivo.
    Come già detto inizia sul supplemento del martedì de “Il Giorno”, a partire dal 15 Luglio del 1958 per terminare il 7 Aprile 1959.
    C’è comunque un piccolo mistero, forse chiarito, riguardante la prima puntata del 15/7/1958. All’inizio il supplemento era grande come un foglio del quotidiano, questo fatto fece credere a Jacovitti di poter disporre di molto spazio, tanto che inviò al “Giorno” la prima puntata composta di ben 4 strisce.
    Ma Jac aveva frainteso, lo spazio a sua disposizione non era tanto da consentire la pubblicazione di 4 strisce, ma solo di due. Allora Jacovitti mandò la seconda puntata di due strisce e la prima venne ridotta da 4 a 2 strisce con una drastica azione di forbici al lavoro. ,
    Jacovitti comunque si tenne la versione originale a 4 strisce che poi fu utilizzata in fotocopia nell’occasione di questa “Famiglia Spaccabue” apparsa rimpaginata in verticale sul supplemento di “Eureka” 1969.
    Quando l’editore amatoriale Carlo Conti ristampò la detta storia in albo utilizzò i supplementi del “Giorno della donna”, che pur avendo pubblicata la storia per primi, avevano la prima puntata originale mancante di 11 quadretti e mezzo.
    Se non sono stato chiaro potete chiedere qualsiasi cosa in merito, se non ve ne interessa un bel nulla, beh…. pazienza, io ho fatto il mio dovere di improvvisato filologo.

  2. Post
    Author

    Gentile Tomaso, benvenuto nel blog di Garage e grazie per aver voluto condividere con noi i suoi pensieri su Benito Jacovitti con puntuali ricostruzioni dei suoi lavori.
    Sono d’accordo con lei sulla debolezza dell’analisi psicanalitica utilizzata da alcuni critici per interpretare i simboli che Jac amava disegnare nei suoi fumetti, ma è evidente che in Italia l’orizzonte dei comics soffra ancora di una velata discriminazione intellettuale, incapace di cogliere la sinergia funzionale tra codice iconico e codice verbale, l’incrocio tra letteratura e immagine, tra alto e basso, il “corpus eterogeneo” tanto caro a Roland Barthes che in autori come Jacovitti diventa esplosivo per rompere totalmente gli schemi.
    Molto interessante la storia de “La famiglia Spaccabue” e l’artigianale riduzione delle strip praticata da Jacovitti per le esigenze di impaginazione de “Il Giorno”, così come la ringrazio per aver ricordato la particolare metodologia di lavoro su più storie.

  3. Gentilissimo Alessandro Sottile,
    mi rendo conto che la mia presenza qui, in questo blog, è sfasata, fuori luogo perchè data la mia età (83) non posso realisticamente far parte del mondo di coloro che sono attivi nel lavoro professionale.
    Comunque grazie per aver accettato la mia risposta e avermi risposto.
    Faccio solo un’ultima segnalazione, solo per attirare la sua attenzione su un particollare relativo a quanto da lei riporttato all’inizio di questa pagina del Blog: “…. accusato di Fascismo sul “Corriere dei Ragazzi” eccetera.
    Si parla di Jacovitti naturalmente.
    Questa ipotesi di Jacovitti accusato di Fascismo in quel contesto, è una opinione gratuita di Sauro Pennacchioli direttore di “Giornale Pop”, poi forse ripetuta da altre persone senza alcun accenno di controlli effettuati per approfondimento. Su “Il Corriere dei Ragazzi” Jacovitti non ebbe di fatto grandi scontri con la redazione, direzione o proprietà del giornale per ragazzi in questione, almeno io non ho trovato prove documentali a proposito; anzi, paradossalmente nel 1973, ultimo anno della continuità della collaborazione del Nostro, ho letto che la proprietà del gruppo del “Corriere della sera” aveva maturato la strampalata idea che direzione e collaboratori del “Corriere dei Ragazzi” fossero in odore di comunismo, e questo io penso basandosi sulla loro opinione sui contenuti dei fumetti franco-belgi stampati sul giornalino stesso.
    Ma quello che si legge va sempre preso con precauzione, poi di fatto io non ho mai letto interventi scritti da chi rappresentava la proprietà del gruppo del “Corriere della sera” che avessero ribadito le opinioni prima citate. Insomma, come al solito, anche in questo caso il gatto si mangia la coda1
    Cordialissimi saluti, Tomaso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *